Confessioni

Ho scattato questa foto nella mia ultima gita a Roma. Il Colosseo al tramonto. Mi piace fare fotografie, per hobby e anche per lavoro, quando serve documentare con le immagini ciò che si racconta.

Anche il punto visuale con cui si sceglie di scattare, racconta qualcosa di noi. A me piacciono i panorami, i paesaggi da cartolina, le composizioni armoniche che trasmettono armonia e benessere. Il panorama più vario è quello rappresentato dalle persone immerse nelle loro attività quotidiane. Sono una fonte inesauribile di particolari, storie, sguardi sul fluire del mondo.

A me raccontare storie piace, da sempre. Da piccola le inventavo, ora per professione le raccolgo cercando solo di riportare una fotografia della realtà come si mostra ai miei occhi. Le foto si possono scattare anche con la penna. Per me fare la giornalista, equivale a scattare una fotografia. Scelgo l’angolo visuale e miro ad inquadrare quanti più dettagli possibile. Mi piace che chi guarda la mia foto, possa sentirsi come una persona che si affaccia dalla finestra.

Il mio rapporto con il lavoro è da sempre intenso e personalissimo. Era uno dei miei sogni fare la giornalista, ed è diventato reale. Proprio il 24 febbraio di questo mese, cade un anniversario importantissimo per me. Dodici giorni prima del mio ventunesimo compleanno, ho fatto la mia prima intervista. La “cavia” era un mio concittadino, sindacalista di un’azienda del mio paese in crisi. Era la mia prima intervista retribuita per un settimanale locale, Il Moscone, grazie al quale ho conseguito il patentino da pubblicista.

Anche oggi, un altro giornale locale, il quindicinale Geronimo, diretto dal mio grande amico e collega Matteo Parrini, è una parte importantissima della mia esperienza professionale. La dimensione locale ti costringe ad aguzzare lo sguardo, quando vuoi scattare una fotografia. Il panorama consueto a volte non permette di vedere dettagli nuovi, ma cambiando prospettiva visuale è possibile riuscirci.

Ed in attesa di celebrare il 24 febbraio, giorno della mia “prima volta” da giornalista retribuita, voglio fare una pubblica confessione. Dichiaro tutta la mia passione, l’entusiasmo, l’emozione e la determinazione verso quello che considero da sempre il lavoro più bello del mondo. E’ una benzina potentissima, che alimenta il mio agire. Gli ostacoli che si trovano lungo il cammino, servono solo a dimostrare se teniamo davvero a qualcosa. Tutto quello che ho ottenuto ed avuto in questi anni è esclusivamente frutto del mio impegno. Sono felice di essere figlia di mio padre, contadino ottantenne, che mi ha insegnato che l’unico modo per ottenere qualcosa è lavorare sodo. Grazie babbo. Te lo ripeterò un altro milione di volte.

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